Polenta e datteri - I primi due capitoli


L'inizio di un’avventura stranissima. Trovai, in soffitta, un pacchetto avvolto in un vecchio giornale, legato con uno spago, permeato da uno strato di polvere, la curiosità fu attratta dal titolo,Gazzetta del Popolo datata 1923. Era passato del tempo,rammentai d’essere nel Gennaio 2000, lo spago si sbriciolò, mi ritrovai con quattro quaderni cuciti a mò di rilegatura, chissà cosa contenevano la curiosità vinse. Ne aprii uno, la calligrafia chiara, bellissima, spinse la mia curiosità entrai in un mondo, che subito apparve retorico, distante anni luce. Per noi fautori di un mondo globale, con valori discutibili, scoprii il legame,di un figlio costretto ad abbandonare la propria casa, la sua adorata montagna per andare a cercare un tozzo di pane emigrando, con il pianto nel cuore. La fame, a quei tempi non conosceva alcun sentimento. Dalle prime lettere traspare il senso dell'arcaico, una narrazione fantasiosa, fatta per esaltare un passato. Molte volte si usa per catturare l'attenzione del disattento lettore che o non sà, o non vuole sapere come vivevano i nostri padri, le famose radici che non dovrebbero mai lasciarci.La lettura mi appassionò a tal punto che non mi accorsi del trascorrere tempo, mi riportò alla realtà il suono di un antifurto. Ero nel duemila, la sera stava calando, con la massima attenzione, abbandonai la soffitta con quel preziosissimo carteggio, non avrei permesso, che la polvere del tempo ricoprisse o cancellasse una testimonianza così bella, valida, e perché no romantica. Iniziò con la partenza di Roberto il figlio maggiore, Michele non ebbe il coraggio di accompagnarlo rimase seduto accanto all'uscio di casa con il magone nel cuore, mille pensieri gli frullavano per la mente. Era rimasto solo con altri due ragazzi Lino, Libero, il primo quasi un uomo, il secondo ancora bambino, orfani da un anno. La Nefrite da parto aveva portato via mamma Maria. Un vuoto tremendo unito al suo licenziamento in tronco dalla manifattura per aver parlato di Socialismo. Il bisogno di sfamare la famiglia, lo avevano fatto ritornare nella sua Alpette. Le quattro mura, che gli aveva lasciato suo padre, gli davano un senso di sicurezza, aveva le braccia buone. Si riscosse, il pianto del piccolo Libero lo riportò alla quotidianità. Uscì di casa, i suoi passi inconsciamente lo portarono verso il sentiero che scendeva a valle,in lontananza vide una piccola figura con lo zaino in spalla, sollevare una nuvoletta di polvere, alzò la mano accennando un saluto, con voce strozzata mormorò.-Che Nossgnor at varda fieul. Non si dava pace, se la buonanima di Maria vedesse il suo Roberto andare per il mondo a guadagnare un boccone di pane, che non trovava nemmeno suo padre. Mi adatto a fare di tutto, muratore, boscaiolo, pastore, faccio ogni lavoro che mi propongono, ho tre bocche da sfamare, non si vive solo di polenta patate castagne, bisogna risparmiare qualche soldo per pagare le"taglie"altrimenti ti pignorano anche il respiro. I ragazzi stanno bene in salute, hanno sempre fame, sono di bocca buona, tante sere, si mangia polenta con polenta. Quattro giorni prima, era morta la mucca, adesso passavano giorni che il latte, se non andava dal margaro al Nero a pulire la stalla, non se ne vedeva. Per fortuna in paese, un piatto di polenta gira sempre da casa a casa, ci si aiuta a non sentire la povertà, manca il pane non la dignità, Michele non si accorse del suo soliloquio, Giacomo, il mugnaio l'apostrofò.-Michele parli da solo?- No Giaco, pensavo a voce alta, el mè Roberto è partito un'ora fa. - Coraggio è un bravo figlio, non come le mie due figlie, solo capaci di chiacchierare, e ridere a proposito passa a prendere la farina, ieri ho macinato la meliga. -Grazie Giaco, passo a prenderla.Giaco, gli batte dolcemente una mano sulla spalla, erano tutti imparentati,o amici d'infanzia, la vita di uno, era la vita di tutti, come le gioie, i dolori, il senso di fraternità della gente di montagna, quella manata sulla spalla era come gli avesse detto. -Ti siamo vicini.Michele, tornò verso casa il sole stava calando, le cime dei monti si tingevano di rosso, buon segno, pensò Michele, rosso di sera bel tempo si spera, avvicinandosi verso casa con stupore, vide uscire fumo dal camino, strano, sono sempre io ad accendere la stufa. Affrettò, il passo aprì l'uscio, trovò la stufa accesa, il paiolo con l'acqua che bolliva, attendeva solo la farina. La vocetta squillante del piccolo Libero –Pare, ho acceso io la stufa.-Bravo stà attento a non bruciarti, adesso che Roberto è partito sarai tù ad accendere la stufa.Libero si sentì importante, corse fuori a prendere una bracciata di legna, Michele aprì la credenza, il sacchetto della farina era leggero, meno male che Giacco aveva macinato, aveva ancora farina per una polenta o due. Il pensiero, correva a cosa avrebbe fatto all'indomani. Doveva andare alla Fontanella, a tagliare una ventina di piante per Cecco, il falegname, solo tagliarle,perché doveva fare delle assi, per fare della mobilia, si sarebbe portato i ragazzi ,una mano la potevano dare.Libero,poteva andare a boulè, ne trovava sempre, assieme alle uova, al mercato del Giovedì a Cuorgnè tirarne fuori qualche soldo, e trattare per una mucca. Lino entrò in quel momento, Michele canzonandolo.- Hai sentito il profumo della polenta?-No Pare ho finito adesso di spaccare la legna, Pinotu, ha detto che domani mi paga. - Và fuori a vedere tuo fratello, l'è sempre n’camìn che a gieuga, adesso sei tu che lo guardi, domani mattina, andiamo a tagliare,portiamo Libero, se troviamo dei boulè, Giovedì andiamo al mercato, compriamo i francobolli per rispondere a Roberto, quando manderà una lettera, vediamo se si può fare, una cosa anche per voi due.La promessa, accese la fantasia di Lino, corse fuori, Libero non c'era, aveva preparato la legna,e stava giocando con il cane di Pinotu.- Libero, Pare aspetta la legna, dai lesto mi ha detto che Giovedì andiamo al mercato. Libero entrò correndo in cucina.- Pare è vero che Giovedì andiamo al mercato? -Sì se stai bravo, e domani trovi dei boulè. -Sì che li trovo, sono più bravo di Lino sò i posti.

Nessun commento:

Posta un commento